Amore, viaggio ai confini e ritorno

 Argomento complesso quello dell’amore…

In questi giorni ho costantemente sentito la necessità, o forse la responsabilità, di dover scrivere qualcosa. Non è stato facile, tuttavia, capire quale pensiero potesse essere “quello giusto”. Nella mia mente scorrevano tante riflessioni, alcune stimolate dalle ultime letture, altre riguardanti temi di cui da sempre percepisco l’importanza.
Le notizie giunte durante il periodo di quarantena sono angoscianti: molte più persone hanno denunciato di essere state vittime di percosse, lesioni e minacce. Le richieste d’aiuto sono aumentate, ma quello che mi domando è “e il numero oscuro”? Quante altre persone hanno subito senza farne parola con le autorità competenti? Quanti altri esseri umani ingannati dall’amore? 

Gli innamorati diventano spesso nervosi, pericolosi.
Perdono il senso della realtà.
Perdono il senso dell’umorismo.
Diventano irritabili, psicotici e noiosi.
Ammazzano perfino la gente.
(Charles Bukowski)

Amore, viaggio al confine e ritornoUn amore che assume infinite forme e infiniti significati quanti sono gli esseri umani che abitano il nostro pianeta. Un amore che chiunque di noi, almeno una volta nella vita, incontra. Un amore che ci investe, ci sveste, ci solleva, ci cambia e, a volte, ci piega. Che può essere nutrimento e veleno. Il sentimento d’amore di una madre nei confronti del figlio, ad esempio. Pensiamo a quanto sia fondamentale per un bambino e a quanto possa divenire un paio d’ali sicure che ci sostengono nei voli più difficili della nostra esistenza, ma anche a quanto esso possa farsi fango vischioso, filo sottile e invisibile o telaio di ferro di una piccola gabbia, talvolta dorata.

Tanto presente quanto assente

Parlando di violenza domestica, o relazionale, ai ragazzi, verso la fine del brainstorming, eccola lì la parola che tanto c’è e tanto non c’è: AMORE. Quel sentimento che è essenza dei gesti più belli e terrificanti. Massima aspirazione o mostruosa paura. Allora comprendo la difficoltà di chi si trova a subire violenza. Se mi ascolto, similmente, sento anche la sensazione di chi la agisce nel nome del sentimento che, al pari della morte, è capace di cambiare ogni cosa. Penso, rifletto e mi chiedo: come può, l’amore, essere tutto questo? Come può mascherarsi così facilmente, confondersi con agiti estremi, umiliazioni, grida, schiaffi? Come può la libertà farsi oppressione? Come può divenire paura? Come può l’amore farsi espressione d’odio?

Vittime di un inganno

Chiunque di noi potrebbe ritrovarsi un giorno, senza accorgersene, ai confini dell’amore. Un pensiero che fa spavento. Un viaggio che vorremmo non fare e che, proprio per questa ragione, teniamo ben lontano grazie a pregiudizi fondamentalmente errati. Quando pensiamo alle relazioni in cui la violenza si manifesta, subito compare ai nostri occhi il prototipo della coppia uomo-donna di basso livello socioculturale. Non ci accorgiamo, però, che la realtà dei fatti ci dice qualcosa di totalmente differente. La violenza viene agita e subita da persone straniere e italiane, più o meno acculturate. Le vittime e gli attori sono donne e uomini. Le forme assunte dai maltrattamenti sono tante e non sempre facilmente riconoscibili.

L’amore violento mangia ciò che ama, ed è mero appetito.
(Maria McCann)

Pensiamo, ad esempio, alla violenza psicologica. Quella infida, che umilia e uccide da dentro. Quella che smonta, un mattone alla volta, la persona dal suo interno intaccandone l’autostima. Quella che ci fa credere di essere degni di un sentimento perverso, sottosopra. Quella che ci sconvolge la mente e ci tiene ancorati alla sensazione di essere importanti per una persona che ci controlla, ci isola, ci tiene per sé nell’angoscia di perderci. Quella che mascheriamo per amore dell’amore. 

Quante riflessioni potrebbero nascere da queste parole. A volte, per amore dell’amore lasciamo l’amore per noi stessi nelle mani di chi non sa prendersene cura. Altre volte, per amore di noi stessi temiamo di lasciarci andare a chi vorrebbe farlo. 

…Argomento complesso quello dell’amore. 

Con profondo rispetto,

Annalisa 

 

 

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